DREAM VIRTUAL PLAY

by MARIA LUISA SANTELLA

MARIA LUISA ABBATE

MARLUNA300O1

2

THE PARALLEL LAND DREAMSTHEORY

 

LA CAMERA BIANCA

 

JOSEPH:           A destra: una porta saldamente sbarrata da assi inchiodate ad x.

                            A sinistra: una finestra. Infissi di legno laccato bianco. Vetri smerigliati.

                                               A losanghe. Sporchi.

                            All’esterno: una fitta inferriata.

                            Attraverso i vetri si intuisce una figura d’uomo.

                            Sembra molto agitato. Non odo urla.

                            Vento. Tutt’intorno, fuori, volano sogni plastici di plastica.

MADELEINE:  Ispeziona. Sii accurato. Le cose non sono ciò che sembrano. Lo sono, forse?

JOSEPH:           Un letto di ferro smaltato. Bianco. Fine 1800. Napoletano. Segni di ruggine.

                            Un materasso. Di lana. Tracce di sangue.

MADELEINE:  Verdi memorie! Scompaio un pò!

JOSEPH:           Lenzuola bianche più volte rammendate. Niente cuscino. Niente coperte.

MADELEINE:  Non un poco. Tutto di un poco.

JOSEPH:           Una sedia di plastica. Bianca. Anatomica.

                            Un tavolino circolare. Bianco. Di plastica. Diametro 30 cm. Un solo piede

                                                                  centrale a forma di macaco rosso.

                            Sopra il letto: un quadro.

                            Raffigura un paesaggio notturno con figure.

                            Un osservatorio abbandonato di forma priapea in cima ad una rocca ai cui

                            piedi si allarga un lago. Sul lago vi è un uomo su di una zattera. Fuori all’

                            Osservatorio, attaccato alle grate di una finestra vi è un secondo uomo.

                            Sembra spiare un terzo uomo (io?!) che si muove all’interno, al di là dei vetri.

                            Cielo violaceo solcato da lampi. Luna piena. Bianca.

                            Un senso di soffocamento.

MADELEINE:  Null’altro da segnalare?

JOSEPH:           Nella stanza: un piccolo occhio periscopio. Ispeziona palmo a palmo.

MADELEINE:  Altro?

JOSEPH:           La figura fuori dalla finestra, acquattata nell’ombra, dà segni di agitazione.               

                            Ha l’aria di un Killer che vuole far fuori tutti.

MADELEINE:  E’ così solo, triste uomo, se ne muore dal desiderio di piantare di nuovo

                            la  lama dentro le carni, a fondo.

JOSEPH:           Mi addormento. Spfunnn. L’occhio si spegne. Mi sveglio. Spfufff. Si accende.

MADELEINE:  Nascondi la testa nella sabbia e fatti un bel sogno, piccolo.

                                            

   IL SOGNO

 

JOSEPH:           Una prateria sconfinata. Un vento cieco. Un tocco di Jazz. 

                            Circondato da pallidi lampi appare un uomo.

MADELEINE:  Altezza?

JOSEPH:           1,85 cm.

MADELEINE:  Peso?

JOSEPH:            68 Kg.

MADELEINE:   Lo vedo. Capelli lunghi sulle spalle, bianchi.

JOSEPH:            Occhi spruzzati di luce.

MADELEINE:   Incarnato trascendentale.

          

 JOSEPH:           Naso greco. Barba rossa. Labbra carnose.

MADELEINE:  Volto mistico….(sta per svenire…Joseph la raccoglie)

JOSEPH:           Baciami!

MADELEINE : (Piegata in due sul braccio di Joseph come un abito vuoto)

JOSEPH:           (La stringe a sé. La bacia. La conduce in una danza molto sensuale.)

                            L’ uomo ha braccia lunghe, prive di muscoli, bacino stretto, piedi scalzi,

                            è nudo sotto uno spolverino nero…ha il membro gonfio…Baciami!

MADELEINE:  Si! Toccami! Così! Piano! Guarda porta alle dita dieci anelli tutti eguali.

                            Un leone su lava vesuviana.  Amore, si, ahhhhhh! Aspetta! Fermati!

JOSEPH:           Che c’è?

MADELEINE:  E’ solo su di un vecchio palcoscenico, entra in un cerchio di sale. Oh!

                            E’ Gesù! Ingoia il nostro sogno e…Spfuff!  Vi scompare dentro mentre

                            noi ci destiamo in un più profondo livello del Grande Sogno.

JOSEPH:           Una bambina di 10 anni, vestita solo di scarmigliati capelli rossi, rotola

                            fuori dal buio del silenzio inseguendo una palla nera in un lampo.

MADELEINE:  L’Incalcolabile l’avvolge nel suo respiro.

JOSEPH:           Un violento scroscio di pioggia.

MADELEINE:  Tra le lacrime un volto di donna sorride e prega. Un’aquila si posa sul suo

                            capo che esplode in schegge di opali, vetro, specchi, tra scintillanti luci.

JOSEPH:           Vieni qui, amore, (smette di ballare e la bacia palmo a palmo)

                            Siamo nell’osservatorio.

                            La cupola grande, arrugginita, dorata. Stretch!

                            In più parti slabbrata. EhEhEh!       

                            Mostro accucciato nelle notti a picco sul lago.

                            Ritta la testa priapea sul largo corpo. Hop!

                            Un’unica sala, a volta, alta, fonda. Ah!

                            Al centro una scala a chiocciola.

                            Sotto il pavimento la stanza bianca 4 m. x 4 m.

                            E tu tra le mie braccia, tu Luna, foschia su foschia,

                            tu Luna tra stridenti venti selvaggi, HiHiHiHi!

                            Tu, sapienza ancestrale futura di cui mi nutro.

                            Ai piedi della Rocca il Lago. Nel lago una zattera. Sulla zattera un uomo.

                            Un uomo che spia un altro uomo fuori dall’osservatorio che spia un altro

                            uomo all’interno (io?!).

MADELEINE:  Ascolta, tesoro, i canti delle amazzoni….Esse governavano un tempo

                            l’osservatorio di Uzteck!…Ancora annoti sui tuoi neri sdruciti taccuini

                            i brandelli che afferri dai tremiti delle mura?

                            Ah! Joseph! Pinguino! Pinguino! Carino! Carino!

                            Così non verrai mai a capo di nulla!

JOSEPH:            Li butto via? Li do alle fiamme!!? Prima li scorro un’ultima volta!

                            Una vecchia zattera. Il canto delle Sirene.

MADELEINE:  Ascolto!

JOSEPH:           Un cavallo di legno. Il gioco della Guerra.

MADELEINE:  Muovo.

JOSEPH:           Una parola in uno specchio. Emonah!

MADELEINE:  Tremo.

JOSEPH:            Un Tempio dedicato all’Unto.

MADELEINE:   Piango.

JOSEPH:            Un vulcano dalla bocca insanguinata.  

MADELEINE:  Vedo.

JOSEPH:            Un gruppo di persone in attesa su una terrazza grondante glicini.

MADELEINE:   Appaio.

JOSEPH:            Una notte di fine agosto su un lago.

MADELEINE:   Rilancio.

JOSEPH:            Occhi minacciosi di uccelli.

MADELEINE:   Leggo.

JOSEPH:            Lacrime e Preghiere su un volto di donna.

MADELEINE:  Torno indietro. Aspetta. Qualcosa o Qualcuno sta provando a disattivare le                                                           

                             nostre funzioni. Leggo: Compito Indistinto. Associazioni zero. Guarda

                             Emonah, in uno specchio…Ha nome…ha nome…Buio…Il messaggio si è

                             Fermato! 

JOSEPH:            Interdetto mi dirigo verso la finestra. L’ombra di uomo fuori si agita. Si

                             muove in sincronia con me. Come una danza. Brividi di febbre. Sudo. Penso:

                             ‘Acqua. Sangue’. Sento come un’eco. L’uomo pensa in sintonia con me.

                             Immagini scorrono sulle pareti. Tombe. Tutte eguali.

                             Apro il file:

                             Madeleine. 1930. Parigi. Nurse. Place de la Concorde. Affranta.

                             Ora di punta. Attraversa. Crash.

                             Una cartolina. Un flash. Un’altra scena.

                             Una luce esplora un pozzo a S.Chiara nel chiostro maiolicato.

                             Le fattezze di Madeleine tra le fiamme come Giovanna d’Arco

MADELEINE:   Amore, la terra trema di nuovo. La camera ruota tre volte su se stessa

                             e ci cade addosso. Oh! Amore, ti amo, non sai quanto ti amo.

JOSEPH:            Anche io ti amo! Baciami! …un abito da sposa in fiamme….il velo…

MADELEINE:   Ardo! Io guardo e ardo! La porta è aperta vado…, troppe alghe per terra,

                             si scivola. Vieni?

JOSEPH:            A cuccia nel letto….

MADELEINE:   Ora abbiamo una chance…Vieni!?

JOSEPH:            Vengo!

MADELEINE:   C’è un vento caldo. E’ notte.

JOSEPH:            Brava, usciamo. Che odore di salsedine viene dal cielo.

MADELEINE:   Vesto una camicina di mussola bianca, sono scalza. I capelli rossi

                             scarmigliati sembrano attaccarsi alle dita del vento. Profumo di

                             gelsomini. Ho dieci anni…e sto diventando donna…un nero sangue

                             denso di recriminazioni mi scende giù lungo le cosce sui piedini di latte.

JOSEPH:            Attenta! Una vecchia, dietro di te, le palme lanciate verso il Cielo, urla:

                             ‘Faida! Faida!? Il suo cuore tribale è immobile in un vento che tutto

                             scuote dalle fondamenta.

MADELEINE:   Non ho paura di nulla! Guarda il Padre si materializza per me! Un urlo

                             di amore pencola dai suoi occhi feriti, le orbite vuote sorridono…

JOSEPH:            Mi sto masturbando….Perché… Non riesco a fermarmi…Madeleine,

                             aiutami…Oh, si…Amore…si….Oh! Non ridere…ti prego…Non quella

                             risata…così sensuale…una sirena…Canta, si! Così va meglio….canta…

MADELEINE:   Besame, besame mucho….Ma bravo il mio ometto…Vuoi indossare il mio

                             abito a fiori ?…Rose rosse procaci…, stretto in vita da mozzare il fiato, una

                             ruota perfetta….Besame! Besame mucho!….Bravo, così, gira, gira….Oh!

                             aspetta…Tutto un tintinnare di collanine, catenine, campanellini….Donna!

                            

                       Sanatrix Luxuriae!….Oh! La mia camicia è sporca di sangue!…

JOSEPH:            Sprunnzzzz! Dal cranio escono larve d’incubi! Amore, vengo, e tocco terra.

MADELEINE:  Una nave da carico attraversa la stanza. Lascio la scena passando attraverso

                            un muro.

JOSEPH:           C’è del sangue sul pavimento. Lo odoro.  Annoto: ‘Sorridi che la vita ti

                            sorride!’  Mi guardo intorno. L’ombra dell’uomo fuori dalla finestra si   agita

                            ancora. A volte si gira a guardare giù verso il lago. Parla tra sé e sé.  Mi pare

                            di percepire i suoi pensieri. Mi addormento.