
DREAM VIRTUAL PLAY
by MARIA LUISA SANTELLA
MARIA LUISA ABBATE
MARLUNA300O1


3
SULLA COLLINA
JOSEPH: Fa freddo, qui, attaccato a queste grate. L’uomo dentro la casa si è avvicinato
Mi guarda. Ho paura. Ah! No! Torna indietro|. Bene.
Mi viene fatto di pensare ad un cielo spruzzato di miti, alla liturgia di un’
alba di primavera, alle inclinazioni dei deserti, alla psiche drogata dei
capricci, alle acque e alla loro separazione, alla lunga notte dello scrivere
e del trascrivere….
Scrivere è Trascrivere? Ah!
Madeleine!? Tutto sembra voler convergere su questo nome.
Madeleine!? Un flusso di contraddizioni come un fascio di nervi allo scoperto.
Madeleine la Chiesa!?
Un palcoscenico capovolto e lei, a testa in giù, ben piantata sulle assi.
MADELEINE: Sono andata al di là degli specchi pur restandone al di qua.
Ho visto il fumo che avvolge le ombre degli uomini e
li trasforma in serpenti arcobaleno.
Smetti quello sguardo minaccioso. Ahi! Ahi!
Ti arrampichi su, per straduzze ad elle, ancora verso la Chiesa del Nulla.
Il velo dei ricordi, vedi, si è disfatto.
Smetti di rincantucciarti nelle zone d’ombra,
in viaggi persi sulle freeways dell’immaginazione.
Un’onda ci sta guardando dritto negli occhi.
Lascia che i veleni delle parole smettano di scorticarci le labbra.
JOSEPH: Una ciocca di capelli continua a caderti sull’occhio destro.
Incespichi sull’acciottolato sconnesso.
Io me ne sto immobile nell’immobile.
Un’ombra acquattata nel buio che giocherella con un’arma.
Una ragnatela mi trattiene impedendomi di partecipare al balletto dei giorni.
Rido. Mentre ti vedo dondolare sui fianchi.
I confini dei colori ridono in me.
MADELEINE: Non è possibile fuggire restando attaccati all’inferno.
JOSEPH: Perché?
MADELEINE: Stanco di peregrinare nei budelli della memoria
finisci col claudicare nei residui del tempo.
Se poi il tempo delle mutazioni si spinge dentro il tempo delle affermazioni
riprendi a vagare nel carcere dei sogni inespressi.
Ed io con te.
JOSEPH: Sento ancora il tuo pianto, la prima volta che ti ho ritrascinata indietro,
come un livido lampo che mi strazia le carni.
MADELEINE: Il dolore di ritrovarsi nell’epicentro dell’idiozia e vedersi ricominciare tutto
banalmente da capo. Ancora e ancora e ancora…
Ma fino a quando?
JOSEPH: Avere il coraggio di farlo un’ultima volta ad occhi aperti.
MADELEINE: Coraggio, dici? Credo sia una Grazia!
Adieu, remember me.
Volo vio, ma ritorno.
SULLA ZATTERA.
AL CENTRO DEL LAGO.
JOSEPH: Me ne sto su questa zattera, rannicchiato su me stesso, al centro del Lago.
Da quanto tempo? Nemmeno lo so più!
Spio. Cosa? Nemmeno lo so più!
Di fronte: la rocca.
In cima: l’osservatorio abbandonato.
Fuori, attaccato alle grate di una finestra gotica, l’ombra di un uomo.
La zattera dondola indolente sulle acque limacciose,
come una muta compagna fradicia,
pigra, che ciondola e danza sull’aria di un antico melò,
incerta, sensuale, dimentica di ogni apparenza,
mentre io, come un atavico giro di piano, intono addii con me stesso,
astro ingoiato dal buio, affogando nei miei sospiri.
La Terra è Morta! Graziosa Conquista! La Terra è Morta! Salute!
Non resto che io, al centro di una zattera, con il mio spiare un uomo che
attaccato alle grate di una finestra spia un altro uomo che dall’interno
ci spia entrambi.
In ognuno di questi atti di spiare è implicita una richiesta di aiuto.
MADELEINE: Fatue negazioni insabbiatevi nei vostri Cieli Capovolti!
La Terra è Morta!
Intorno a noi vanno in fiamme le accanite indifferenze, le opache illusioni,
i paraventi furtivi, le astute carezze, le noiose paure…
TANGO!
Come tra pareti di vetro in un’appassita serra,
le memorie segrete inconsumate consumano il loro ultimo banchetto!
Di pelle in pelle, giri di vite, su un tango che ci trascina dentro il sangue.
Ah! Prendimi ancora! Mi piego in due tra le tue braccia!
Fino al parossismo negato! Ah! Crollo sul tuo corpo!
Camminando sull’acqua ti ho raggiunto di nuovo.
Balliamo?
NELLA STANZA BIANCA 4 m. x 4 m.
MADELEINE: Siamo sul ciglio di un burrone a strapiombo.
JOSEPH: Interpreta il riscritto.
MADELEINE: Siamo in una piccola stanza di ospedale. Tu sei malato. Molto.
Me ne sto rannicchiata in una poltrona di cintz a fiori stinti.
JOSEPH: Oh! Cara! Gelerai dal freddo!
MADELEINE: Respiro a fatica!
JOSEPH: Povera!
MADELEINE: Fuori dal balcone vedo un palcoscenico che vola
verso un precipizio,
un urlo abbranchiato agli scenari di tela dipinta
smossi dal vento.
JOSEPH: Recitiamo la vita in controsenso.
MADELEINE: Sul palco la Maschera della Morte,
farina, acqua e sangue,
piroetta sulle punte.
Nelle mani regge piccoli neon giallastri.
La maschera cade, appare un vecchio grinzoso, gobbo,
striscia contro il muro, mi guarda.
JOSEPH: La stanza sta sussultando.
Non rovesciare gli occhi all’insù.
Perché una camera d’ospedale?
MADELEINE: Guardo l’ora!
I sogni non sono più sufficienti a sopravvivere.
Mi alzo decisa.
Vado ad aprire la porta.
Resto interdetta.
Niente altro che urla e polvere.
Guerre in Labirinti Concentrici.
Siamo nel vuoto.
Difficile trovare un’uscita come un’entrata.
Dove? In scena?
Tutto! Tutti! Pfuffff Scomparsi! Niente! Come noi che ci prendiamo! Niente!
Chiudo la porta.
M’inerpico in una fioca luce.
Resto come ipnotizzata dal pallido fuoco della fiammella di una lampada ad
olio che io stessa reggo.
Perplessa non mi guardo intorno.
Sottilmente non mi compiango.
Nervosamente non scuoto i capelli.
Confusa non mi pongo domande.
Nessun Sogno! Nessuna Memoria! Nessun Mondo!
JOSEPH: Ciò che è liquido scivola nelle arterie. Splash!
Niente altro che un pensiero congelato! Up! Up!
Voliamo nel vuoto! Crash!
Niente altro che una porta che uno si sbatte alle spalle! Slash!
Non ci resta che ricominciare da capo! Hop! Hop!
MADELEINE: Vedo gli occhi di mia madre che mi guardano. Sono appena nata.
Riconoscono sul mio volto quello della suocera e si disgustano.
Quel disgusto mi resta stampato in faccia!
Chi ci salverà dalla peste?
JOSEPH: Andiamo?
MADELEINE: Non voglio più fare, ascoltare, cercare, previsioni!
Niente più profezie!
La parte della mappa del labirinto che mi interessa è solo quella che
si disegna sotto i miei piedi al momento.
Andiamo!
JOSEPH: I Giardini de le Tuileries?
MADELEINE: Troppo sterminati.
L’unica cosa che conta è comunque uscire da questa stanza d’ospedale.
jOSEPH: Il Bosco di Capodimonte?
MADELEINE: Non è che una piccola, insignificante, stanza bianca, durante una stupida
guerra. Siamo un piccolo esercito noi due?
JOSEPH: Il Kings Park?
MADELEINE: Allora alzati e conducimi fuori!
JOSEPH: Dove?
MADELEINE: Si, lo so! Sipari su sipari che crollano, e cadaveri su cadaveri che marciscono,
e crepitii di battaglia, e luci che tagliano edifici abbandonati….
Stiamo attraversando il tutto per spegnere i nostri fuochi!
Io voglio vivere! Dammi un soffice bacio! Ancora! Toglimi il fiato!
Conducimi fuori! Ora!
JOSEPH: Dove? Vecchie jeeps, resti umani, monocoli, sordomuti, mutilati, ciechi.
Occhi che spiano nei piatti. Cibi guasti. Cervelli sfatti su letti maleodoranti.
Sesso a buon mercato. Alcool a buon mercato. Sangue a buon mercato.
MADELEINE: Ho voglia di fare l’amore, ora! Il domani è un puro sogno.
Come l’ieri! Ho voglia di essere viva, ora! Baciami! Ah! Carezzami con mani
di seta! Così! Ah! Portami fuori da quest’inferno, ora!
JOSEPH: Come la prima volta? Quale?
Cinguettio di uccelli! Una tiepida mattina di primavera. Sotto un albero.
Ingenua come una bambina. Astuta come una bambina.
Felice nelle brezze. Il primo incontro. Andiamo?
MADELEINE: Andiamo!
JOSEPH: Come la prima volta, fuggo, forse per ritrovarti, senza voltarmi indietro,
inseguito da un abbaiare di cani.
MADELEINE: Attento! Ogni volta potrebbe essere l’ultima!
JOSEPH: Ringoio tutte le parole. Gulp.
Ed eccomi di nuovo su una strada ad elle.
Una folla indistinta, anonima, si lamenta frettolosa.
La strada dà su un dedalo di viuzze buie, brulicanti.
Solito tramestìo.
Da poco è scesa la sera e intorno si respira quel sentore di fuoco e fornelli
che profuma con i suoi fumi i paesini di montagna.
Un valzer, candele, ….Balliamo?
MADELEINE: Non ballo mai il valzer.
JOSEPH: Un giro?
MADELEINE: Non posso. Non posso.
JOSEPH: Ah! Come graziosa reclini la testa da un lato scuotendo le chiome rosse.
Rotei su di te. Barcolli lieve.
MADELEINE: Sostienimi tra le tue braccia. Mi abbandono. Amami. Mi lascio amare.
Entra in me. Ah! Entra! In punta di…cristallo! Così! Ah! Mi sciolgo!
JOSEPH: Aspetta!
MADELEINE: Non posso! Non posso!
JOSEPH: Vieni. Segui il mio corpo.
nel ballo tutto si trasfigura, s’incrina, precipita, svanisce.
MADELEINE: Fermiamoci, ti prego! Sto per svenire!
JOSEPH: Rompete i vetri! Rompete tutti vetri! Che tutto si dissolva nel tulle!
MADELEINE: Oh! Amore! Vengo!