2 PARTE - 6 -

DREAM VIRTUAL DIALOGUE BY 

MARIA LUISA SANTELLA

MARIA LUISA ABBATE

MARLUNA3001

SULLA ZATTERA - AL CENTRO DEL LAGO

 

JOSEPH:           La zattera sembra inchiodata all’acqua. O viceversa.

                            Una marionetta scivola sul mio volto.

                            L’uomo sulla collina sta sognando.

                            Anche l’uomo nella stanza sta sognando.

                            Riesco a percepire il loro comune sogno.

                            Vi entro.

                            Mi trovo nella stanza bianca, 4m. x 4m.

                            Sulla parete, alla destra del letto ruota un prisma.

                            Sembra una Lanterna Magica. Proietta tutt’intorno immagini e colori.

                            Tanti cadaveri, tutti in fila, avvolti da custodie di cellophan.

                            Appesi sotto il soffitto, come abiti su grucce.

                            I corpi coperti di bende, come mummie.

                            Su tutti il medesimo volto. Il mio.

                            Una risata sferzante, ironica, gelida.

                            I cadaveri ruotano su se stessi come marionette impazzite.

MADELEINE:  Rido: “E’ la scena di un film!”

                            Con voce quasi da soprano canto: “Tutto è molto semplice, lasciato al caso!”

                            Tutto è molto semplice! Ah!

                            Una sinfonia di Abissi mi accompagna con stridìo d’ossa.

                            Attaccata ad un sassofono che non suono striscio contro un muro di fango.

                                   

 

JOSEPH:               Furiosamente ti posseggo in un tango.

                            Un mare fosforescente sommerge la stanza.

                            Le onde sono inseguite da figure di donne a lutto

                            che le raccolgono una per una e le riavvolgono come veli

                            per poi riportarsele via.

MADELEINE:  Lasci la tua ombra sul muro e mi raggiungi.

                            Inciampi nel banale, ma subito ti riprendi.

                            Cambi musica. Entri in un Bar. Neon irregolari intermittenti.

                            Un fascio di Kenzie cade sui miei piedi fradici di pioggia.

                            Fuori dalla porta un bambino di 10 anni insegue una ragazza di 42 anni.

                            La raggiunge. La afferra. Per gioco finge di accoltellarla.

                            Fingendo di morire ella ride. Lo abbraccia. Lampi.

JOSEPH:           Ad un tavolo d’angolo c’è un prete. Ha l’aria incerta.

                            Sta bruciando in un posacenere le foto di una bambina di dieci anni.

                            Saltella sotto un cielo equilibrato ma non appagato.

                            Stringe nella mano destra una cartella di cartone nero.

MADELEINE:  La porta del Bar si spalanca.

                            Accompagnata da un colpo di caldo vento desertico appaio io:

                            Madeleine la Chiesa.

                            Vesto un tubino elastico di merletto nero.

                            Sono appena scesa da un taxi in corsa.

                            Tra i vapori dei cuscini ho lasciato un uomo.

                            Nudo sotto un cappotto di cirè nero.

                            Un fratello aborigeno. Jarinyanu.  Hi, Jarinyanu! Tà!

                            Hop! La porta si chiude dietro le mie spalle.

                            Un flamenco cantato da Jim Morrison si accende nel Juke-Box.

                            Balliamo?

JOSEPH:           No! Grazie! Leggo Marx, Baudelaire, Nietzche, Artaud ed Hegel.

                            Ma preferisco Giovanni l’evangelista.

MADELEINE:  Non l’ho mai letto!

JOSEPH:           Chi cerca il mare trova Napoli.

MADELEINE:  Lunatici Inganni!

JOSEPH:           Sospiri?

MADELEINE:  Tutto si è tinto di rosso. Balliamo?

JOSEPH:           Le tue piccole orecchie! Un arc in ciel! Dove vai?

MADELEINE:  Ma! Non lo so!

JOSEPH:           C’è qualcosa di cui vuoi parlare?

MADELEINE:  Non lo so! Lasciami andare.

                            Esco a vomitare il sangue del mondo sul selciato.

                            Dalla bocca dell’underground esce uno sbuffo di vento caldo, ferruginoso.

                            Che ci faccio qui, in questa strada, a vomitare sangue sul pavè alcolico?

                            Rientro. Mi appoggio alla porta d’ingresso, Sorrido.

                            Suvvia, siamo alle solite, stiamo un po’ allegri!

JOSEPH:           E’ proprio una bella festa quando sorridi! Ti va di bere qualcosa?

MADELEINE:  Non reciterò più. Usciamo? Sai chi ha ucciso mio padre?

JOSEPH:           Piangi dentro? Eh? Sempre?

MADELEINE:  Alla fin fine è che non so dove andare.

JOSEPH:           Andiamo!

MADELEINE:  Strani geroglifici si accendono sui muri quando rido.

 

JOSEPH:           Quando a Natale piovevano dal cielo lupini e fichi secchi

                            non andavano così le cose.

MADELEINE:  In fondo al vicolo si è acceso un lampione.

JOSEPH:           E’ la Morte che ci mantiene tutti coscienti,

MADELEINE:  Rappresentarsi, raffigurarsi o incarnarsi?

JOSEPH:           Andiamo a salutare S.Gennaro?

MADELEINE:  Brrr! Entriamo. Che folla d’ombre! Che urla impietose.

                            Faccia Gialluta! Faccia Gialluta!

                            Sull’altare teste mozze di neonati, sangue.

                            Pregando mi chiedo: ‘Nostra la colpa? Nostra la pena?’

                            In un angolo una vecchia grinzosa.

                            Inginocchiata si apre il ventre con i suoi artigli ingialliti dal fumo.

                            Un liquido gommoso, putrido, maleodorante, tinge il pavimento.

                            Il volto di un angelo apparendo cancella la scena.

                            Mi guardo intorno con aria sconfitta, pallida. Sorrido. Vuoto e Silenzio.

                            Solo il suono dei miei tacchi a spillo, rossi, sul marmo.

JOSEPH:           Andiamo?! Ah! Ah! Ridendo ti riporto la testa!

MADELENE:   No! Grazie!

JOSEPH:           Allora?

MADELEINE:  Aiutami a perderla.

JOSEPH:           Domani potrei avere voglia di perderla io.

MADELEINE:  Cosa vuoi dire?

JOSEPH:           Niente! Scherzavo! Ih! Ih! Ih!

MADELEINE:  Anch’io!

JOSEPH:           Andiamo sugli scogli a vedere il mare?

MADELEINE:  Si! Usciamo!

JOSEPH:           Prendiamo una carrozzella? Ehi!? Cocchiere!?

MADELEINE:  Violacea la notte sussulta scossa dai brividi delle nostre parole.

JOSEPH:           Sapori d’altri tempi, tristi e melanconici.

MADELEINE:  Una carrozzella addobbata con mughetti e roselline.

JOSEPH:           La nostra corsa oltre la notte continua, angelo.

MADELEINE:  Abbandoniamoci all’amore nei cuscini cremisi. Morbidamente.

                            Ingoiamo tutte le urla irriverenti di Napoli.

JOSEPH:           Un burrone a strapiombo. Trentaremi.

MADELEINE:  La carrozzella prova a fermarsi di botto.

JOSEPH:           Sta andando a schiantarsi contro un muro! Salta fuori! Hop!

MADELEINE:  Appena in tempo!

JOSEPH:        Dove siamo finiti?

MADELEINE:  In mezzo a 4 cariatidi che reggono 4 globi.

JOSEPH:        Ih! Ci stringono in un abbraccio mozzafiato!

MADELEINE:  Ci lanciano giù, a mare.

JOSEPH:        Precipitiamo in un vortice.

MADELEINE:  Stiamo per cadere in acqua.

JOSEPH:        Si alzano mani  di fiamma a raccoglierci.

MADELEINE:  Ci depositano nella stanza bianca 4mx4m. Siamo in salvo.

JOSEPH:        Siamo in salvo?

MADELEINE:  Dammi un soffice bacio! Ora! 

                     STO VENENDO CON TE! Ora!