2 PARTE - 8 -

DREAM VIRTUAL DIALOGUE BY 

MARIA LUISA SANTELLA

MARIA LUISA ABBATE

MARLUNA3001

SULLA COLLINA

 

MADELEINE:  Fai fatica a reggerti alle grate?

JOSEPH:           Il mio corpo ha la stessa consistenza di un’ombra allungata sul muro.

MADELEINE:  Non mollare la presa.                         

JOSEPH:           Dunque sarei già condannato e tu con me?

                            Insidiosa come un’esca questa domanda si avvinghia al mio cuore selvatico

                            costringendomi  ad avvizzire in un’azione sempre imminente.

MADELEINE:  Come un filosofo che ha paura del vuoto.

JOSEPH:           Mi astengo dal proiettare piani

MADELEINE:  Come un poeta in attesa.

JOSEPH:           Lascio che la Morte logori la mia armatura.

MADELEINE:  Come un uomo qualunque. Balliamo?

JOSEPH:           Potremo sempre farlo. Per ora….Adieu!     

MADELEINE:  Restatene qui, al fianco del dolore, in attesa che il corso naturale abbia

                            completato i suoi giri, fino al levarsi dell’allodola, fino a che ogni pestilenza

                            non sia stata ritirata dall’aria….Credi sia questo il nostro dovere?

JOSEPH:           Dovere ? Destino?

                            Troverò la chiave del Tempio, Madeleine, e ti libererò. Abbi fede in me.

                            Aprirò. Leggerò. Riscriverò. Suggellerò tutte le tue lettere.

                            E me ne tornerò a letto.

                            E tutto questo mentre sono nel più profondo sonno.

MADELEINE:  Fanciulla incolpevole sono stanca del peso di tante colpevolezze,

                     stanca di rimanere fissa in un viaggio

                     da cui non so se farò ritorno.

                            Mangerei pesci d’argento e berrei vino color dell’oro se solo imparassi

                            a tacere. Ma non posso. Parlare è il mio dono e il mio compito.

                            Tu ti aggrappi sempre più saldamente alle grate.

                            Gli occhi bassi, giù, sul lago, lì dove la zattera ondeggia col suo carico

                            d’ombre.

                            Dall’interno viene una musica su cui la stanza ruota a tempo.

                            Morbida mi abbandono alla musica.

                            Un vento caldo accarezza i deserti del mio fondo schiena.

                            Aspro come il tuo odore selvatico mi si attacca addosso il desiderio di te.

                            Ha l’aria di saperla più lunga di noi sulla nostra storia.

                            La notte se la dorme beatamente su un materasso dalle molle rotte

                            sognando amplessi con il giorno.

                            Dalla mia bocca esce un fiotto di sangue.

                            Con un gelido lamento stramazzo nella polvere.

                            Serro i denti. Sbavo. Rotolo. Lotto contro un muro.

                            Perplessa sul fatto che la vita debba abbandonarmi di nuovo.

                            Rido e mi lascio andare fino alle origini della sapienza.

                            Chiedo perdono per la mia ostinata stupidità.

                            E provo ad andarmene. Andiamo?

JOSEPH:           Andiamo!

                            Rovesciata l’avventura, ci incamminiamo verso l’aurora.

                            La salsedine incrosta le antiche pelli che ci lasciamo dietro le spalle.

                            Nudi ci inoltriamo nell’oceano. Vento ed onde ci danno il benvenuto.

                            Miriadi di spruzzi ci puliscono da morte e ricordi.

                            Un uccello arcobaleno ci annunzia che stiamo uscendo da ogni prova.

                            Inconsapevoli di tante smisurate fatiche seguiamo un profumo di primavera

                            che si manifesta in miriadi di colori sull’acqua.

                            I nostri deserti fioriscono.

                            Qualcosa mi dice che siamo vicini a quell’identità che porta fuori dalle

                            Storie Concentriche e….

MADELEINE:  Hai una torcia? Ci stiamo inoltrando in una galleria abbandonata.

JOSEPH:           Non temere! Non parlare! 

MADELEINE:  Non ho paura!

                            Nemmeno di quelle ombre che ti fanno perdere il controllo.

JOSEPH:           Ecco due torce.

MADELEINE:  Uno squittìo!

JOSEPH:           Lontano.

MADELEINE:  Ombre in fila su rotaie morte.

JOSEPH:           Vecchie conoscenze.

MADELEINE:  Lo squittìo si fa insistente.

JOSEPH:           Tocca guardare.

MADELEINE:  Mi ripugna.

JOSEPH:           Ci troviamo solo di fronte ad una gabbia piena di ratti. Che sarà mai!?

MADELEINE:  Ammassati gli uni sugli altri. Un muro di testine dagli occhi rossi.

                            Separati da noi solo da una sottile rete.

                            Impazziti all’odore della carne vergine.

                            Le bocche voraci piene di bava…

JOSEPH:           Che sarà mai!?

MADELEINE:  (Ride) Che sarà mai!  Andiamo?

JOSEPH:           Usciamo dalla galleria.

                            Da una parte una vecchia fabbrica abbandonata.

                            Dall’altra un ospedale in rovina.

                            In mezzo una linea morta.

                            Ci dirigiamo verso la fabbrica.

                            All’ingresso una di quelle porte ruotanti tipo Grand Hotel.

                            Entriamo.

MADELEINE:  E’ tutto qui l’inferno?

                            In queste stanze ruotanti in cui continui ad uccidermi?

                            Non siamo che il pasto nudo di un sogno non nostro?

                            Finirà! Ridiamo e finirà!

JOSEPH:           Vieni tra le mie braccia….Ti divincoli?

MADELEINE:  Hop! (Ride)

                            Tutto ciò che sembra inspiegabile giunge sempre ad una spiegazione concreta

                            In una delle qualsiasi rappresentazioni in cui entriamo in azione.

JOSEPH:           Marsiglia/Perth w.a. - 1930 – Una canzone nel cuore –

                           ‘It may be that love is bland’

                            Stipati in una stiva, fuggendo da/verso non si sa cosa.

                            Ti vedo, sul ponte, nel vento, alzi le braccia verso il Cielo,

                            le lacrime inondano copiose il tuo volto pallido.

                            Sacrificata a chi? A che? Al buio?

MADELEINE:  Un grande ospedale. Una luce su un teatro operatorio.

                            Bum! L’immagine esplode!

                            Una vecchia fabbrica abbandonata.

                            Macchinari abbandonati. Ragnatele.

                            Un museo dell’era moderna dopo il crollo nel contemporaneo.

                            I nostri corpi uniti.

                            Balliamo?

JOSEPH:           Una semplice canzone d’amore.

                            Quel che ci vuole. Oh!

                            Le note si dissolvono in numeri magici! Oro sonante! Din! Don!

                            Tutte le impalcature crollano! Tu ti allontani! Sdoppiandoti salti in 3! Hoplà!

MADELEINE:  Seguo un impermeabile trasparente color arancione…

                            La donna che lo indossa mi somiglia …Come due gocce d’acqua

                            Poi vedo anche l’altra…in un angolo…: La bambina dei neon!     

                            Ci tiene d’occhio.

JOSEPH:           Siete belle, così, appena sfiorate dalla luce,

                            indecifrabili eppure animali, selvagge,

                            placide tra le forme allungate dei mostri meccanici in disuso.

                            Ed io mi sento inerme mentre la ragazza dall’impermeabile affonda lo

                            sguardo nei seni grandi e morbidi di Madeleine, nudi sotto la seta leggera,

                            caldi e dondolanti, pronti ad essere azzannati. E la bambina dei neon,

                            illuminandosi palmo a palmo con una torcia, si scopre e si accarezza lieve

                            sulle note di Nickelodeon. Splash!

MADELEINE:  Mi guardo. Due occhi persi in se stessi.

                            Suoni di carillons. Urla di venti.

                            Mi spoglio con gli occhi e poi con le mani.

                        

 

                            Mi tocco! Sogno nella mia carne!

                            La materia non è che sostanza divina per sopravvivere all’immaginario.

                            Mi bacio! Un’unica bocca sazia di sé!

                            Mi prendo rotolandomi nella polvere, all’ombra di questi macchinari

                            arrugginiti! La mia carne profuma di mare. Bagnoli trema.

                            Fuori la piccola isola penale sussulta sotto le carezze della luna.

                            Da Posillipo scende un profumo di violette. Nisida si arrende al piacere.

                            Ed io mi abbandono ad un orgasmo mistico.

                            Rincantucciata in un angolo la bambina dei neon estrae dalle sue viscere

                            frammenti di specchi, cristalli ed opali.

                            Persa in me stessa, l’una dentro l’altra, mi rotolo in spasimi di orgasmo

                            mentre il mare avanza, ricopre la spiaggia e raggiunge la vecchia fabbrica.

                            Ah! Mi fermerei davvero a contemplare la bellezza delle rovine circolari

                            inondate dal plenilunio…Ah! Se solo potessi!

                            Ma devo proseguire il mio viaggio e devo saltare sul primo treno in grado

                            di riprendere le corse…

                            Ah! Il mio tunnel continua a dilatarsi e contrarsi, è così umido, pulsante,

                            infiammato, brucia…Ah! Siiiiiiii! Ancora! Sollievo!

                            Si finisce sempre a sbattersi contro un muro……..

                            Ah! Ancora! L’importante è non tornare mai indietro.

                            Parla dolcemente, amore. Vieni! Aiutami! Il tuo respiro caldo sul mio sesso!

JOSEPH:           Qualcuno sta lanciando giù una quantità di pezzi di vetro, tende di tulle in

                            fiamme, teste di cera, dischi…Oh! Senza che mi sia toccato sono venuto.

                            Madeleine, ancora rotoli avvinghiata a te stessa?

                            Il mio pene si gonfia di nuovo sotto le carezze dei tuoi orgasmi multipli.

                            Guarda! In un’altra ala dell’edificio una fiammella gira di camera in camera.

                            Ah! L’uomo non guarisce se non con la morte.

                            Sarà per questo che fornichiamo sempre con lei.

                            E con la follia…Che amanti deliziose!

                            Cosa stiamo cercando?

MADELEINE:  Che qualcosa o qualcuno ci trovi.

JOSEPH:           Tassello dopo tassello…, tutto sembra andare a posto, poi, splash,

                            l’immagine svanisce e ci tocca ricominciare.

MADELEINE:  Forse è questo il senso dell’eternità, tocca abituarvisi.

JOSEPH:           Che noia giocare a cane e gatto con i pensieri.

                            Madeleine, hai trovato l’ambientazione giusta?

MADELEINE:  Uhm! Una Chiesa!

JOSEPH:           Una Chiesa? Ah! Che sbadato!? Già! Tutti vengono a confessarsi da te…

                            Madeleine! La bruciante Chiesa!

MADELEINE:  Tutto è immutabile quanto risognabile all’infinito….

JOSEPH:           Una Chiesa….

MADELEINE:  Baciata da fiamme e incensi.

JOSEPH:           Godo.

MADELEINE:  Madeleine la Chiesa non può che godere di sé!

                            Navata per navata, palmo a palmo, cappella per cappella, dentro ogni mio

                            tabernacolo io apro me stessa al desiderio di me.

                            Le labbra si gonfiano, le cosce strisciano, il sesso si fa turgido,

                            avvinta a me stessa, ah, sussulto, mi tuffo nel cuore, precipito dentro il divino

                                          utero, porte dietro porte che si spalancano, ed io penetro volando dentro di

                            me. Chi mi salverà?

JOSEPH:           Ho sete! Ho sete!

MADELEINE:  Fuggi?

JOSEPH:           No! Vado a bruciare tutte le lettere.

MADELEINE:  Il pavimento trema.

JOSEPH:           Sembra uno scompartimento ferroviario.

                            Sono nella testa dell’uomo dentro la stanza. Dorme.

                            Sogna il sogno dell’uomo sulla zattera.

                            Un treno che corre attraverso la notte.

MADELEINE:   I pensieri sono composti di invisibili cellule.

JOSEPH:           Abbandoniamoci al rullio delle rotaie.

MADELEINE:  Baciami. Ho sete.

JOSEPH:           A un passo dallo strapiombo.

MADELEINE:  A otto passi dal delitto.

JOSEPH:           Baciami!

MADELEINE:  Lasciami.

JOSEPH:           Qua! Baciami!

MADELEINE:  Un coltello nelle reni.

JOSEPH:           Qua! Sta qua!

MADELEINE:  Lasciami! Lasciami!

JOSEPH:           Ti ho detto sta qua!

MADELEINE:   I nostri occhi uniti in una ragnatela.

JOSEPH:           Balliamo!

MADELEINE:  o.k.Allora prendimi. Entra dentro di me.

JOSEPH:           Ne sono mai uscito?

MADELEINE:  Ingoiami!

JOSEPH:           Vieni sopra di me!

MADELEINE:  Entra!

JOSEPH:           Mi afferro al tuo corpo! Ah!

MADELEINE:  Il pugnale! Ah! Piantalo nelle reni! Si!

JOSPEH:           Ti accasci ai miei piedi.

MADELEINE:  Misericordia! Padre, ma dove sei?

JOSEPH:           Un rigo di sangue ti scende giù dalla bocca sulla pallida gola,

                            giù, sul bianco largo seno…Oh ! Di nuovo!

                            Di nuovo tra le mie braccia un abito vuoto,

                            per terra una maschera di farina, acqua e sangue che si gretola,

                            e dietro appare il tuo volto che mangerei di baci.

                                                                           

        LA STANZA BIANCA 4m x 4m

 

MADELEINE:  Torni a letto?

JOSEPH:           Come uno che non può più opporre resistenza al fato.

MADELEINE:  Le coincidenze non sono mai semplici coincidenze.

JOSEPH:           Sei pallida come un mucchietto di stracci. Che fai, piangi?

MADELEINE:  Tutte le mie lettere, guarda, sparse dappertutto, in disordine.

                            E …non c’è più tempo per nulla.

JOSEPH:           Per una volta guardati allo specchio senza rabbrividire.

MADELEINE:  Non c’è altra via per vedere che faccia si ha?

JOSEPH:           Cancellare i residui di tempo con tutte le loro acrobazie

                            è lo scopo primario di ogni mio atto o pensiero.

                            Ma…sarà compito mio?!

MADELEINE:  Dov’è che ci siamo persi?

JOSEPH:           Nella musica….Oh! Musica! Per te mia bella s’incarna l’Universo.

MADELEINE:  Facezie!

JOSEPH:           Senti? I passi si avvicinano alla porta!

MADELEINE:  Non c’è più tempo, ma solo coincidenze.

                            E le coincidenze cominciano ad essere troppe per essere pure e semplici

                            coincidenze.

JOSEPH:           Il disegno della mappa è incompleto.

                            Parte del Labirinto risulta ancora inesplorato….

MADELEINE:  Non ci siamo incontrati già in sogno da qualche altra parte?

JOSEPH:           Da quale altra parte?