STANZA 5 ROOM
NAPOLI
PANORAMI POST APOCALITTICI
NAPOLI
POST APOCALICTIC LANDSCAPES

POSTAPOCALIPTIC LANDSCAPES
"Nessuno
ha più voglia di riconoscersi. Perso ogni senso di identità.
Quell'Identità
che come i segni nelle mani, fa di noi un sogno incopiabile.
Bianche
mani su roccia."
Lucinda
si lascia andare alla notte. Una notte vestita di pioggia.
"Le
bestia della jungla lasciano le loro ossa come segnali sulla Via dei Canti.
Sulle
tracce delle antiche belve antropomorfe che popolano la Terra Sacra abitata
dal
popolo originario nato dal Sogno e dal Sogno abbandonato alle sabbie del tempo,
far
parte delle prime orde nomadi di
disegnatori di Templi Ancestrali rende inconsapevoli
attivatori
dei Labirinti Speculari Specchi del Nulla."
Un
improvviso sussulto la illumina di luna.
Solleva
il capo lentamente.
Negli
occhi una stella.
Su
un soffio di vento una musica canta:
"Essere
elevata
in
coscienza
sulle
vette letti
dove
risposano
i
Laghi Insospettabili....
Essere
ammessa
alla
scalata
dei
Monti Anomali...
lì
dove non possono salire
i
Perversi Pensieri
dei
Cercatori di Poteri...
non
è facile ma è semplice!!!"
Lucinda
ruota tre volte con la stanza
poi
cade in ginocchio
piangendo:
"Come
una bestia umiliata striscerò a chiedere misericordia pur di addentrarmi nei
labirinti eterni della Città Divina guardati a vista dai Carnivori mangiatori
di cervelli avidi di poteri."
La
pioggia nella testa. Il silenzio nel cuore. Il cervello gelido.
Un
ricordo.
Una
notte. Qualche tempo prima.
Quanto?
Quale tempo?
Incontro
un lupo con tre teste.
Mi
racconta la storia della sirena muta pietrificata dallo sguardo del serpente
mago
per
avergli estirpato con i suoi canti d'eco
l'occhio
frontale da Jecko Telepate
e
mutata in donna dall'amore del mago arcobaleno.
Lucinda
sospira. Si passa una mano tra i lunghi capelli.
Guarda
fuori.
Ha
smesso di piovere.
Sussurra
tra sè e sè.
"Ancora
qualche ora d'aria per ricamare disegni d'abisso su federe di lino ingiallito.
Ricamare
di notte...Disfare di giorno...
Deja
vu..."
Un
grattacielo in fiamme si accartoccia su se stesso davanti ai suoi occhi come un
modellino di cartapesta e forse lo è.
"Chi
si salverà dalla peste?
I
topi banchettano insieme ai sopravvissuti nelle piazze e nelle strade.
Qualcuno
mi sta dando corpo pensandomi.
Bisognerebbe
bruciare tutti i pensieri di morte e liberare tutte le certezze sul buono e sul
bello.